L’isola che non c’è

Ingombranti inessitenze

Novembre 7, 2009 · Commenti disabilitati

Cittadini senza diritti. Rapporto Naga 2009. Ingombranti inesistenze.

Lunedì 2 novembre alle ore 11.30 , presso il NAGA, in Via Zamenhof 7a, a Milano, conferenza stampa di presentazione del rapporto.

I dati socio-sanitari raccolti dal Naga rappresentano una delle più grandi banche dati esistenti in Italia sull’immigrazione irregolare. Il Rapporto, alla sua seconda edizione, analizza i dati raccolti tra il 2000 ed il 2008.

Oltre 47.500 utenti per i quali sono state indagate provenienza, genere, età, stato civile e figli, permanenza, istruzione, occupazione, abitazione, e un focus dedicato al lavoro nel Paese di origine e in Italia. I dati sono sorprendenti: lunghe permanenze, altissimi tassi di istruzione e di occupazione. Risultati che sovvertono la retorica sull’immigrazione irregolare e che permettono di far luce su un universo tenuto sconosciuto e guardato con diffidenza.

Giorgio Morale

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Lo sbattezzo

Novembre 7, 2009 · Commenti disabilitati

di Franz Krauspenhaar

Il 25 ottobre 2009 l’UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben 1.032 cittadini che inviarono la propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi mezzi di informazione, anche all’estero. Se nel 2009 il loro numero
aumenterà, il messaggio che sarà inviato sarà ancora più significativo. – Da “Nazione Indiana”]

Che noia; adesso abbiamo lo sbattezzo; battiamoci per i Dico senza perdite di tempo, dico io;”gli atei sono noiosi perchè sono ossessionati da dio” (Heinrich Boell.); parole “sacrosante”; e dunque, sì, mandate le raccomandate – con trenta euro dentro – a KrauspenUAAR, Milano; se sei contro il rito perchè crearne un altro?; perchè gli atei, spesso, sono ridicoli; sono dei credenti “in negativo”, ossessionati dalla religione; spesso hanno fatto studi religiosi; hanno assistito magari a qualche “vessazione da camerata”; aspirano a creare nuove chiese senza dio; dio li ossessiona, li possiede, dio crede in loro mentre loro credono di non credervi; ma è inutile, ormai i veri credenti sono proprio loro; una mossa disperata per liberarsi dell’ossessione attanagliante è lo sbattezzo; una mossa piena di paura inutile, piena di un formalismo che è figlio di un cattolicesimo inaudito, senza requie, da incubo;dio mio, non abbandonarli…; dio mio perdonali, amore mio aiutami; crepi il lupo, finisca la commedia, si disperda questo seme imbarazzante; sbattezzatevi pure, se non credete nel sacramento, oh sacramenti, perchè spogliarvi di una veste che per voi non esiste?

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Lettera di un operaio

Novembre 1, 2009 · Commenti disabilitati

Spettabile Redazione ,

 

Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori, da un punto di vista un po’ diverso la crisi che la società, quindi tutti noi, si trova ad affrontare in questo periodo. Sono un lavoratore dipendente o se preferite un operaio, parola tornata d’attualità dopo anni d’oblio “grazie” alla crisi, in un’industria storica per il territorio bergamasco che da qualche mese attraversa un periodo di crisi, purtroppo per alcuni di noi irreversibile, in quando essendo in concordato preventivo solo un potenziale nuovo imprenditore potrebbe darci una prospettiva. L’aspetto che mi preme qui però evidenziare è un altro, vale a dire la solidarietà che ci e’ data da molti attori che compongono la società in tutte le sue forme, fra cui, la parrocchia, politici del luogo, le testate locali e alcuni parlamentari bergamaschi. La cosa che però mi ha sorpreso maggiormente è la collaborazione di un gruppo denominato “le brigate della solidarietà attiva”. Nel nome è racchiusa l’essenza e la sostanza del gruppo. Nel momento in cui si sono presentati, sono rimasto stupito, ho pensato impossibile che esistano ancora queste persone nell’era dell’egoismo e del profitto ad ogni costo.., poi da qualche giorno abbiamo deciso, dopo un’assemblea, di attivarci per un presidio permanente davanti all’azienda, è da quel momento che ho potuto vedere in azione questi ragazzi, tra l’altro organizzati e coordinati in maniera esemplare.

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Vaccinazioni

Novembre 1, 2009 · Commenti disabilitati

Ministri e funzionari federali riceveranno un vaccino contro l’influenza suina differente da quello del resto della popolazione! Contro questo piano del governo federale vi è una enorme rabbia ed indignazione. Gli esperti sanitari parlano di un’assistenza sanitaria di prima e di seconda classe. (…)

…. Prof. Alexander Kekulé, del Policlinico Universitario di Halle: “che i membri del governo federale e degli uffici pubblici ricevono un vaccino differente è uno scandalo”.

Il professor Martin Exner, direttore dell’Istituto di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università di Bonn, ha parlato di un segno devastante: “Proprio i politici dovrebbero prendere anche loro quello che consigliano.”

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Da dove cominciamo?

Ottobre 27, 2009 · Commenti disabilitati

E’ triste notare che è quello che succede intorno a noi e forse anche dentro di noi. Ma, scrive Alberoni, a un certo punto la gente si ribella, cerca nuove guide, ricomincia a sperare e a costruire. Da dove cominciamo?

Fabrizio Centofanti

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Corsi serali

Ottobre 27, 2009 · Commenti disabilitati

Per farla finita coi rami secchi (fatiche e ardori di una grande giardiniera)
di Alessandro Cartoni

E’ ormai fuor di dubbio che il ministro Gelmini passerà alla storia per i suoi indiscussi meriti di “grande giardiniera”. Con tale definizione non si intende ovviamente una metaforica attenzione agli aspetti più importanti della pedagogia moderna ma il più pedestre “furor” economico volto alla liquidazione degli innumerevoli rami secchi della scuola (e della università) italiana. Tant’è che alla fine apparirà ben chiaro come l’intero sistema scolastico del paese non sia per lei nulla più che una grande metastasi vegetale degna di una robustissima sfrondata.

Lo si è detto più volte, ciò che non crea valore economico immediato, non solo non è utile agli occhi della giardiniera, ma è tarato dal vizio di fondo di una immoralità originaria. Avvalora questa lettura il recente discorso del “teorico” Brunetta, il quale discrimina tra buoni dipendenti (obbedienti, zelanti e silenziosi) e fannulloni viziati dal “culturame” post giacobino degli anni ‘70. Noi insegnanti, per vocazione e studi, saremmo allora pericolosamente vicini ai nemici pubblici dell’efficienza e della virtù. Non è lontano il giorno in cui la faccia sventurata di qualche collega sarà ostentata in giro per l’Italia corredata da una eloquente didascalia che recita “culturame degenerato”.

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Una meta chiamata libertà

Ottobre 22, 2009 · Commenti disabilitati

Sapevi che sarebbe stata dura. Ogni pensiero era posto al vaglio, forse alla forca. Si lottava, si viveva, c’era attrito. Scontavi ogni presenza, non la passavi liscia, da qualunque parte stessi. Ora puoi stare tranquillo, c’è chi pensa per te, chi conta i soldi e dà le direttive. Puoi dedicarti ai tuoi interessi. Dall’altra parte delle sbarre.

Fabrizio Centofanti

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La gioia della libertà degli altri

Ottobre 22, 2009 · Commenti disabilitati

Arthur Rimbaud, Charleville, 20 ottobre 1854, Marsiglia, 10 novembre 1891
oggi compie 155 anni

di René Char

Con Rimbaud la poesia ha cessato di essere un genere letterario, una competizione. Prima di lui, Eraclito e un pittore, Georges de La Tour, avevano costruito e mostrato quale Casa tra tutte l’uomo doveva abitare: dimora per l’ispirazione e nello stesso tempo per la meditazione. Baudelaire è il genio più umano di tutta la civiltà cristiana. Il suo canto incarna quest’ultima nella sua coscienza, nella sua gloria, nel suo rimorso, nella sua maledizione, nell’istante della sua decollazione, della sua detestazione, della sua apocalissi. “ I poeti, scrive Holderlin, si rivelano per la maggior parte all’inizio e alla fine di un’era. E’ con i canti che i popoli lasciano il cielo della loro infanzia per entrare nella vita attiva, nel regno della civiltà. E’ con i canti che ritornano alla vita primitiva. L’arte è la transizione dalla natura alla civiltà, e dalla civiltà alla natura”.
Rimbaud è il primo poeta di una civiltà non ancora apparsa, civiltà i cui orizzonti e le cui pareti non sono che paglie furiose. Per parafrasare Maurice Blanchot, ecco un’esperienza della totalità, fondata nel futuro, espiata nel presente, che non ha altra autorità se non la sua. Ma se sapessi che cos’è Rimbaud per me, saprei cos’è la poesia davanti a me, e non dovrei più scriverla…

Lo strumento poetico inventato da Rimbaud è forse la sola replica dell’Occidente gremito, contento di sé, barbaro poi senza forza, che ha perso perfino l’istinto di conservazione e il desiderio della bellezza, alle tradizioni e alle pratiche sacre dell’Oriente e delle religioni antiche e come anche alle magie dei popoli primitivi. Questo strumento, di cui disponiamo, sarebbe forse la nostra ultima possibilità di ritrovare i poteri perduti? Di eguagliare gli Egizi, i Cretesi, i Dogon, i Maddaleni? Questa speranza di ritorno è la peggiore perversione della cultura occidentale, la sua più folle aberrazione. Volendo risalire alle origini e rigenerarsi, non si fa che aggravare l’anchilosi, che precipitare la caduta e punire assurdamente il proprio sangue. Rimbaud aveva provato e respinto questa tentazione: “Bisogna essere assolutamente moderni: tenere il passo raggiunto”. La poesia moderna ha un retroterra di cui solo la recinzione è oscura. Nessuna bandiera sventola a lungo su questa banchisa che, secondo il suo capriccio, si dà a noi e si riprende. Ma indica ai nostri occhi il lampo e le sue risorse vergini. Alcuni pensano: “E’ ben poco! E come distinguere ciò che succede lì sotto?”. Quei pignoli avrebbero pensato di tagliare un silice, ventimila anni fa?

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Il prezzo

Ottobre 21, 2009 · Commenti disabilitati

Il vaso di rose finte, alcuni volti santi. Uno spazio angusto e dignitoso, il figlio di sei anni bravo a scuola, l’orgoglio della mamma. Stenti di ogni tipo, anche per mangiare. Si può chiedere all’istituto delle suore, ma di sera, gli altri non devono vedere. Un giorno manca la corrente: quanto durerà? Il freddo punge, logora, rischia di uccidere il bambino, la mamma accende il braciere, quello a carbonella, sa che può far male, ma bisogna decidersi: morire di freddo o del dannato monossido che alza il prezzo della sopravvivenza, come uno strozzino.

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Che figura!

Ottobre 21, 2009 · Commenti disabilitati

Perchè parlare di figure retoriche? e perchè proprio dell’accumulazione?
Provo a rispondere partendo au contraire, dall’opposto dell’accumulazione: la sottrazione.
“Un buon scrittore non deve mai spiegare..” diceva Ennio Flaiano.
E’ opinione diffusa e condivisa che il lavoro dello scrittore debba essere di sottrazione. Il non detto ha fascino, ed è efficace, a condizione che quello che si omette sia conosciuto e dominato dall’autore. Altrimenti ciò che è fuori dal testo resta anche fuori dalla comprensione del lettore.
Fior di scrittori hanno raggiunto grandiosi risultati utilizzando le figure retoriche che rientrano nel gruppo della sottrazione. Tanto per gradire, un piccolo esempio, tratto dal romanzo d’esordio di Davide Longo, Un mattino a Irgalem:

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