Post da Maggio 2008
di Nadia Agustoni
Amare i libri e amare un libro. Questa storia potrebbe iniziare così. Incomincia però negli anni Ottanta quando era difficile vivere in provincia con grandi ideali e con poche prospettive. In parte mi salvò la ricerca interiore a base di letture, camminate in collina, amicizie lontane. Dimenticavo: c’era anche la bicicletta. Dalle mie parti, nei paesi intorno a Bergamo, ci sono state subito ragazze nel ciclismo agonistico. Uno dei miei fratelli seguì da tifoso un giro d’Italia femminile a cui partecipava la figlia di un suo amico. Mi teneva aggiornata. La bicicletta era evasione. Non sognavo gare. Sognavo però delle storie.
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Continua, con grande, incontenibile slancio, la campagna anti dipendenti pubblici, che ha alle spalle la vera motivazione, cioè un attacco al servizio pubblico, il suo progressivo smantellamento e la privatizzazione di settori sempre più importanti.
L’ultimo capitolo di questa gigantesca opera propagandistica è il servizio portante del numero de L’espresso in edicola.
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di Biagio Cepollaro

A Giuliano Mesa La Camera Verde dedica un ciclo di incontri.
Non si tratta di una rituale presentazione ma dell’avvio di un dialogo ‘vivo’ tra testo, autore e lettore.
Un dialogo che si approfondisce nel tempo e che chiama a reagire poeti e critici disposti a mettersi in gioco, a porre e a rischiare la propria esperienza e il proprio gusto nel campo di attrazione di una poesia tra le più significative degli ultimi decenni. Prospettive diverse da cui leggere l’opera ma anche possibilità di verificare tali prospettive grazie alla presenza di Mesa, tanto aperto ad accogliere i diversi apporti quanto rigoroso nel rigettare fraintendimenti.
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Sono andato a vedere Gomorra, di Matteo Garrone, positivamente impressionato da quanto letto su alcuni blog e negativamente impressionato dal battage mediatico che si è montato sul film, prodromo alla valanga delle 400 copie uscite nelle sale.
A dire il vero più infastidito da quest’ultima operazione, come un tentativo di riprodurre a tavolino alcune condizioni che hanno portato al successo editoriale del libro. Ma sul libro qui mi fermo, che voglio limitarmi a commentare il film, evitando qualunque comparazione con il testo di Saviano.
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di Roberto Plevano
Scese il silenzio sul nostro tavolino e sulla piazza. Renato sedeva tranquillo dopo aver parlato, e continuava a giocherellare con un bicchiere.
Nel silenzio pensai a quell’intersecarsi dei piani di volontà malate, al produrre, al porre in essere stati aberranti di realtà. Si chiama storia. Tra un colpo di grazia e l’altro, abbiamo avuto qualche colpo di fortuna.
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Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto !
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Non lasciate di fretta terra ferma.
Salutate le forme
tenendo a mente il prima e il dietro.
Poi la soglia assaggiate
del guscio che vi porta,
sia gozzo o vaporetto,
mai aliscafo, né catamarano.
Abbracciate la prua,
senza ebbrezza dei solchi,
annusate la poppa ad occhi chiusi:
trasuda la goccia del ricordo,
l’aggrappamento.
La durata dell’iter non conta.
E’ un attributo dello spazio,
scandisce la tenuta dell’attesa.
All’approdo pregate
per grazia ricevuta.
Digerite le scorie
-mefiti in primo mare-
poi puntate a quel vecchio caffè,
con un mazzo sciupato di carte
sonnecchianti sul banco.
Il tiro regolate sulle rughe
riarse di sole senza sosta
in fronte ai saggi giocatori di scopone.
Ora osate baciare con lo sguardo
il rosa, l’ocra delle case,
risalire dal porto per la china,
donare ai piedi l’orma
dell’aspro basolato.
Giunti in cima al Carbogno*
salvate il bambino che verrà.
E’ l’angelo dell’isola:
una sola lo sa
* * *
*Carbogno: alto sito da dove venivano buttati in mare i neonati deformi.
Antonio Vitolo
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Lunedì 19 maggio – Ore 18.30
Luca Doninelli e Antonio Scurati
presentano il libro di
Alessandro Zaccuri
In terra sconsacrata
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Molto tempo fa un turista prese alloggio in un paesino della costa, a poche centinaia di metri da una spiaggia straordinariamente bella, con sabbia finissima e acqua turchese. Pagava in anticipo, il turista, giorno per giorno, avendo preferito non mettere limiti alla sua permanenza. Ogni mattina si recava in spiaggia indossando abiti leggeri e colorati, tra i sorrisi dei paesani che vestivano tutti, più o meno, con le stesse cose scure.
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Quando un attimo si scioglie
dai doni del tempo
per una tregua, una luce
non rassomigliante,
noi, perduti senza desiderio
nel concavo dialetto
dell’infanzia, in venerati
nascondigli, nel pettine
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