La riforma dell’università scontenta tutti, gli edifici sono sempre più insicuri, il ministero fa pasticci con le nuove classi di concorso e con le graduatorie, non salda i crediti dovuti alle scuole, non assicura regolari lezioni, prepara ulteriori tagli con la riforma degli istituti superiori… Questa settimana vivalascuola propone un resoconto bello e emozionante di buona scuola.
Occorrono radici molto profonde per poter volare
di Maria Donata Glori
Vi sono due maniere di mutare il modo in cui un altro legge le sensazioni, il suo rapporto con l’universo; la forza (la cui forma estrema è la guerra) e l’insegnamento. Sono due azioni sull’immaginazione… Con l’uso della forza si può abbassare gli altri o impedire che siano abbassati; non li si può elevare che con l’insegnamento.
Vi è una terza maniera, il bello (l’esempio).
(Simone Weil)
Desiderio di comunità
La città di Foggia, la mia città, non è molto amata dai suoi abitanti e soprattutto dai ragazzi che spesso esprimono il desiderio di andare via.
Non mi intristisce tanto il fatto che operino scelte che li allontanano, il mondo è per fortuna tanto grande da ospitare migranti di ogni genere, mi addolora ascoltare le loro parole quando esprimono disprezzo per il luogo d’origine, per gli spazi e le relazioni frequentati, gli stessi che hanno permesso loro di crescere e di essere quel che sono. Mi sembra che esprimano un’ingratitudine per ciò che nutre e li ha nutriti e l’incapacità di vedere. Mettermi in relazione con le persone che esprimono desiderio di cambiamento lì dove sono è un modo per reagire a questo dolore.
Mi sollecita all’incontro e all’azione avvertire in qualcuno un doppio sguardo sulla realtà: il primo che guarda allo scarso senso di bene pubblico che ci circonda senza tirarsene fuori, il secondo quello che sa vedere la bellezza che pure, sempre, circola nel mondo, nei gesti, nei luoghi; quello sguardo che sa scoprire lì dove si annida il bello, sa nutrirsene e aiuta gli altri a scoprire con occhi nuovi quello che solo in apparenza è già conosciuto.
Da 10 anni insegno nella stessa scuola primaria, la S. Giovanni Bosco, cerco di portarvi ciò che più mi muove, appunto l’amore per la città e per le relazioni.
La mia scuola esprimeva da tempo una particolare attenzione alla storia del territorio ma vi era qualcosa di più profondo che cercava la strada per esprimersi, un desiderio di esserci insieme, un desiderio di mondo. L’essere al mondo nello stesso tempo, occupando lo stesso spazio, l’ intreccio di relazioni che la scuola si ritrova ad essere come luogo di incontro per eccellenza tra persone differenti per sesso, età, cultura, estrazione sociale, si presentava come un’occasione da non perdere. Abbiamo chiamato questo desiderio comunità.